lunedì 21 maggio 2012

gli articoli del numero di aprile online #8


IL TFA: ALCUNE INFORMAZIONI TECNICHE



Nonostante il numero dei posti sia decisamente superiore ai fabbisogni reali (elemento che, ripeto, aumenterà le illusioni nei giovani), si ritiene opportuno illustrare alcuni aspetti tecnici in merito all’imminente partenza del TFA (da indiscrezioni sembra che il bando possa essere emanato nelle prossime settimane).


MODALITA’ DI ACCESSO E COSTI

Al TFA si accede attraverso una procedura concorsuale a numero chiuso costituita da tre prove. La prima prova è un test preliminare a risposta chiusa (quattro opzioni di risposta per ogni domanda) di contenuto identico su tutto il territorio nazionale (destinato a svolgersi, per ogni classe di concorso, nel medesimo giorno in tutti gli atenei). Il test, predisposto dal MIUR, prevede la somministrazione di sessanta domande in tre ore: ogni risposta corretta vale 0,5 punti, ogni risposta non data o errata vale 0 punti. Il punteggio massimo raggiungibile è uguale a 30 punti: per essere ammessi alla seconda prova occorre conseguire un punteggio uguale o superiore a 21/30, ovvero rispondere correttamente ad almeno 42 domande su 60 (il 70% dei quesiti).
Di queste sessanta domande dieci sono dedicate alla lingua italiana e alla comprensione dei testi (per tutte le classi di concorso); le altre cinquanta vertono sui contenuti disciplinari specifici.
La seconda prova, anch’essa scritta, è organizzata autonomamente dai singoli atenei: domande a risposta aperta, analisi del testo, traduzioni dal greco e dal latino (o dalle lingue moderne), dimostrazioni o esercizi di vario tipo a seconda della disciplina per cui si concorre. Per essere ammessi alla terza prova occorre conseguire un punteggio uguale o superiore a 21/30 nella singola prova.
L’ultima prova, anch’essa a cura dei singoli atenei, è orale: per superarla occorre raggiungere un punteggio pari o superiore a 15/20. La graduatoria finale degli ammessi al tirocinio formativo attivo è costituita sommando il punteggio delle prove (da un minimo di 57/80 ad un massimo di 80/80) con il punteggio titoli (voto di laurea, media esami, eventuale servizio prestato, altri titoli).
Secondo le ultime informazioni disponibili le prove di accesso  potrebbero costare 30 euro, mentre l’intero percorso potrebbe avere un costo simile a quello delle SSIS (1500 – 2000 euro). Ovviamente questo dato dimostra l’interesse degli atenei per l’aumento dei posti da bandire.

ATTIVITA’ DEL TFA

Il TFA è un corso universitario annuale che prevede attività per un totale di 60cfu:
  • 18 cfu di didattica e pedagogia speciale (elementi base della didattica e della pedagogia);
  • 18 cfu di didattica disciplinare e laboratorio (attività fondamentali se collegate con la pratica didattica osservata e attuata durante il tirocinio a scuola);
  • 19 cfu di tirocinio, ovvero 475 ore a scuola, di cui 75 dedicate ad alunni diversamente abili;
  • 5 cfu di tesi e relazione finale.

LA DISPONIBILITA’ DEI POSTI

Secondo quanto previsto dal DM 14 marzo 2012 n. 31, l’Università di Cassino ha ottenuto la seguente disponibilità di posti:
  • 30 posti classe di concorso A043 (Italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I grado);
  • 10 posti classi A245 – A345 – A445 – A545 (lingue straniere scuola secondaria I grado);
  • 20 posti classe A029 (Educazione fisica nelle scuole secondarie di II grado);
  • 10 posti classe A036 (Filosofia, psicologia e scienze dell’educazione);
  • 20 posti classe A037 (Filosofia e Storia);
  • 10 posti classe A039 (Geografia);
  • 30 posti classe A050 (Materie letterarie negli istituti di istruzione di II grado);
  • 30 posti classe A051 (Materie letterarie e latin nei licei e negli istituti magistrali);
  • 30 posti classe A052 (Materie letterarie, latino e greco nel liceo classico);
  • 10 posti classe A061 (Storia dell’arte);
  • 30 posti classe A246 (lingua e civiltà francese – scuola secondaria di II grado);
  • 30 posti classe A346 (lingua e civiltà inglese – scuola secondaria di II grado);
  • 10 posti classe A446 (lingua e civiltà spagnola – scuola secondaria di II grado);
  • 10 posti classe A546 (lingua e civiltà tedesca – scuola secondaria di II grado);
  • 15 posti classe A646 (lingua e civiltà russa – scuola secondaria di II grado).


E DOPO L’ABILITAZIONE?

Con il TFA si consegue l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado: ora il titolo abilitante consente l’iscrizione nelle graduatorie per le supplenze presenti in ogni singola scuola (le graduatorie d’istituto), in subordine rispetto agli insegnanti precari iscritti nelle graduatorie provinciali gestite dai provveditorati (iscritti in prima fascia, mentre i nuovi abilitati andranno in seconda fascia; chi non è abilitato è iscritto in terza fascia).
L’abilitazione all’insegnamento può essere utilizzata nella scuola paritaria, secondo quanto prevede la legge 62/2000 (in molti casi questa normativa viene disattesa dalle scuole paritarie in nome della” libertà di scelta”). A normativa vigente il titolo abilitante è, inoltre, requisito necessario per poter partecipare ai concorsi a cattedra che, a detta del ministro Profumo, torneranno ad essere attuate nei prossimi anni, sempre che siano disponibili posti in organico (la riforma Fornero determinerà la riduzione dei pensionamenti del personale della scuola per i prossimi 6-9 anni).
La materia del reclutamento è, purtroppo, ostaggio di forze politiche orientate alla ricerca del consenso di questo o quel gruppo: la speranza è che la politica possa prendere una decisione definitiva sulla materia, dando a TUTTI, neoabilitati, sissini, precari storici, la possibilità di puntare all’immissione in ruolo attraverso procedure della massima trasparenza, evitando ogni forma di sanatoria e di favoritismo (i cosiddetti concorsi di istituto, tecnicamente orientabili verso la chiamata diretta da parte dei dirigenti, scelta completamente discrezionale e contraria ad ogni principio meritocratico).
Per ogni informazione sono disponibile o su Facebook (Enrico Maria Polizzano) oppure al seguente indirizzo di posta elettronica: enrico8322@gmail.com



Alcuni riflessioni sui numeri e
sulle eccessive aspettative degli insegnanti


TFA: FABBISOGNI GONFIATI E NUOVE ILLUSIONI PER I GIOVANI


Il colpo di scena è arrivato venerdì 2 marzo, quando sul sito del MIUR è comparso un comunicato stampa relativo ai fabbisogni dei percorsi di TFA: 4275 posti per le scuole secondarie di primo grado, 15792 per le scuole secondarie di secondo grado, per un totale di 20067 posti. Nel comunicato è presente anche la ripartizione regionale di questi posti: si va dai 279 posti del Friuli Venezia Giulia agli oltre 3000 della regione Lazio.
Questo primo documento è stato seguito, due settimane dopo, dal decreto ministeriale n. 31, che riporta la suddivisione e la ripartizione dei posti negli atenei. Nel decreto un dato appare nettamente in contraddizione con quanto previsto dal regolamento ministeriale sulla formazione iniziale elaborato nel corso del dicastero Gelmini: la stima dei pensionamenti previsti (poco più di 10000 unità tra scuole medie e superiori) è stata maggiorata nel limite del 30% in relazione, così come scritto nel DM, non al fabbisogno dell’intero sistema di istruzione nazionale, bensì tenendo conto dei “pensionamenti”. Fuori dai tecnicismi, che cosa significa tutto questo?
L’articolo 5 del DM 249/2010, ossia del regolamento ministeriale Gelmini, prevede che il numero dei posti sia bandito tenendo conto dei fabbisogni delle scuole statali maggiorato del 30% in relazione alle esigenze dell’intero sistema nazionale di istruzione (che comprende le scuole paritarie) e dell’offerta formativa degli atenei. Questa disposizione normativa non collega direttamente i posti messi in palio per il conseguimento dell’abilitazione alle cattedre fisicamente presenti, ma aumenta a dismisura il numero dei posti da bandire.
Passando ai numeri, un particolare emerge chiaramente: diversamente dalle SSIS, che prevedevano l’attivazione di un solo percorso abilitante in ogni singola regione, i posti del TFA sono stati ripartiti tra quasi tutti gli atenei regionali. Il calcolo dell’entità dei posti disponibili risulta, per alcune discipline (classi di concorso), assolutamente spropositato rispetto ai posti effettivamente a disposizione: per alcune materie colpite duramente dai tagli della riforma Gelmini e dal calo di iscrizioni il MIUR ha previsto l’attivazione di una valanga di posti. Due esempi possono aiutare a chiarire la situazione: per la classe di concorso A017 (economia aziendale – scuola superiore) il cui organico risulta in ESUBERO a livello nazionale (con la possibilità che docenti di ruolo, privi ormai della cattedra, possano essere messi in mobilità e LICENZIATI se non ricollocati su altre discipline), sono stati banditi 610 posti a livello nazionale; alla A052 (latino e greco nel liceo classico), materia colpita da esuberi di docenti a tempo indeterminato in quasi tutte le province italiane, il MIUR ha assegnato 750 posti!
La situazione è davvero paradossale: la responsabilità di una suddivisione ESAGERATA e IRRAZIONALE dei posti si deve attribuire ai Comitati regionali di coordinamento che, invece di tenere conto dei posti fisicamente disponibili (dati facilmente ricavabili dall’amministrazione), hanno preferito seguire le richieste accademiche, con l’inevitabile conseguenza di creare ULTERIORI ILLUSIONI nei neoabilitati.
Si potrebbe obiettare che 20000 posti non sono tanti rispetto ai 10000 mediamente banditi ogni anno dalle SSIS: il problema, in realtà, è che in questi quattro anni di sospensione di ogni forma abilitante si è verificato il taglio di 90000 posti in organico (dati recenti dimostrano che la riduzione dei posti rispetto all’a.s. 2008-2009 è pari a 130000 posti, tenendo conto anche delle supplenze brevi, diminuite in maniera sensibile) in seguito alla riforma ordinamentale attuata dal ministro Gelmini.
Un’altra possibile obiezione alla mia tesi sarebbe che conseguire l’abilitazione non implica, automaticamente, il raggiungimento del posto fisso (tesi sostenuta nell’Appello ai Giovani, documento sottoscritto nell’estate 2011 per richiedere l’attivazione del TFA con un numero di posti decisamente superiore al fabbisogno della scuola statale).
Vorrei soltanto ricordare a tutti coloro che hanno sottoscritto l’Appello ai Giovani e che sono giunti ad avanzare notevoli pressioni politiche (culminate, nell’agosto 2011, con un incontro a Palazzo Chigi interno all’allora maggioranza parlamentare del PDL), che gli insegnanti non sono una categoria professionale come gli avvocati, non sono liberi professionisti. Tutti gli insegnanti precari (sia chi lavora nella scuola statale sia chi presta servizio nelle scuole paritarie) PRETENDONO di essere assunti nella scuola statale in virtù del servizio prestato: a mio avviso sarebbe opportuno, per realizzare questa legittima aspettativa, avviare concorsi a cattedra basati sui posti effettivamente disponibili, con numeri chiari, evitando ogni forma di “chiamata diretta” così come evocato da una recente proposta della giunta regionale lombarda.
Per tutti questi motivi non posso che dissociarmi apertamente da tutta la retorica dell’APPELLO AI GIOVANI, da chi sostiene che i precari della scuola attualmente in servizio siano stati assunti con sanatorie e scorciatoie: molti puntano a raggiungere il posto nella scuola statale non perché vogliono insegnare davvero qualcosa ai ragazzi, dare loro un esempio di serietà, di professionalità, di merito, di doveri e diritti, bensì per ottenere soltanto una sicurezza economica, una stabilità lavorativa fregandosene del ruolo di educatori. La mentalità piccolo – borghese, secondo cui tutti devono entrare nella Pubblica Amministrazione, in qualsiasi modo, continua a riprodursi e ad illudere i giovani, vittime di un sistema che non è stato scalfito nemmeno dagli intenti riformatori del ministro Gelmini, assolutamente disattesi ed esplicatisi soltanto in una scriteriata politica di tagli.

Enrico Maria Polizzano


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